venerdì 31 dicembre 2010

Fate's day.

Io, San Silvestro lo odio.
Mi ricorda quanto dannatamente sola può essere una persona.
Mi ricorda a quanto diciamo "da domani voglio che tutto cambi" e poi non cambia mai un cazzo.
Mi ricorda quanto siano patetiche le persone che svuotano le bottiglie solo perché hanno avuto un anno di merda (dio, svuotatele e basta, non c'è davvero bisogno di scusarsi).
Mi ricorda che tra molti anni dovrò ricordare me, in procinto di immaginare un futuro (realizzatosi negli anni in cui ricorderò) in cui mi ritrovo sola nella notte di San Silvestro con 27 gatti, miao.
Mi ricorda che "da domani sono nuova", ma il nuovo non esiste senza un calco del vecchio.
Mi ricorda di quando penserò che questo, alla fin fine, non sia stato per nulla divertente.

Happy fate's day, you bastards.

domenica 5 dicembre 2010

Amazzoni.

Cambio di programma. Andiamo, andiamo! La gradevole sensazione di ottenere tutto, non è per tutti.
Lo vedi? hai sempre troppe parole.
Cambio di sguardo.
Le veneri sono come i venerdì. Le cerchi per tutta la settimana, arrivano, le vedi. Il problema è che fuggono, scappano. Le ninfe, sono veneri.
Io no.
Io sono la guerra.

domenica 3 ottobre 2010

Metalli/Nonmetalli

Triste esser grafite in un mondo di diamanti.
Triste avere padre in comune e non riconoscersi negli occhi dell' altro.

Carbonio6.

Tu, sei come me.

lunedì 19 luglio 2010

Chimica.

Ti piaceva così tanto la chimica.
Così tanto da sparartela nel cervello, senza rimanerci secco.

La volevi, la desideravi. Sei partito con uno di quei vulcani di carta pesta delle high schools americane, di quelli che colori e poi ci spari dentro bicarbonato, aceto e acido muriatico. Ma solo un po' dicono le istruzioni, me lo ripetevi sempre quando mi offrivo di aiutarti. Mi offrivo sempre di aiutarti, mi facevi un po' pena perché nessun altro l' avrebbe fatto, ecco tutto.
Poi hai sentito la storia della Mentos, quella che se la metti dentro una bottiglia di cola, esplode tutto e sei costretto a raccogliere i pezzi della plastica per tutto il salone, prima che tua madre torni e te le meni.
Ti è piaciuta talmente tanto, che il passo è stato breve. Davvero, davvero breve. Liquidi, solidi e gassosi, te li facevi entrare in circolo.
Una volta mi hai chiesto se avevo voglia di provare.

No, dicesti, non intendo provare su di te. Intendo su di me. E allora ti ho detto sì. Anche se in realtà all' inizio ti avevo detto no. No, non mi va di avere in mano la chimica.

Avrei dovuto ascoltarMi. La chimica ti piaceva più di me.

giovedì 1 luglio 2010

A volte le parole si prosciugano.

Troppa acqua, nel mio caffè. Ma guarda, guardaTi. Il pranzo più salato che abbia mai mangiato. Il caffè lungo, che a me fa schifo santiddio.
E non è neanche venerdì, cristo. Avrei almeno la scusa dell' amare i Cure, se lo fosse. Se lo fosse.

Guarda invece, le tue gambe, le mie gambe. Ho idea che il tre sia realmente il numero perfetto.
Non dirmi che sei stanco.


Sono un' adolescente. No, non a trecentosessanta gradi ogni giorno della mia vita. Lo sono solo quando le tue ghiandole sudoripare mi sparano in aria il livello ormonale e mi attivano le ghiandole sebacee.

venerdì 18 giugno 2010

I nostri cinque sensi.

Fermi. Ho il mio culo grasso poggiato sulla poltrona, le gambe divaricate. Annuso l' aria, impregnata dell' odore delle mie gambe, delle mie cosce. La respiro, quasi come se dipendessi da lei, ma è solamente un diversivo. L' odore che mi impregna è solo rancidume. Sporco, viscido, deforme rancidume.

Scoppia nella giugulare la stessa sensazione, di questo periodo. La sento esplodere dentro le vene, e sta per urlare, urlare urlare, urlare urlare urlare. Che ha fatto confusione. Che. ha. scelto. la. via. sbagliata.
Che non voleva dire questo.

Quando ci pentiamo. Quando ci pentiamo.
Il rancidume cade dritto dritto sulla testa delle vittime, quelle che abbiamo desiderato, che avremmo voluto leccare, scopare, assaporare, annusare, tastare, udire. I cinque sensi inibiscono le loro voglie e cercano altre vittime da leccare, scopare, assaporare, annusare, tastare, udire e far godere nella giugulare.

lunedì 14 giugno 2010

Agnos.

Non sono ossessionata dall' alfa privativa in ambito religioso. Senza dio, senza sapere.
Sono ossessionata dall' αντέρως. Che ha già un' alfa. Ma, dal mio punto di vista, quell' alfa dovrebbe essere associata ad un' altra, decisamente privativa.
Non capirete mai la differenza tra έρως e αντέρως. Eppure ci credete!
Partite dal presupposto che debba partire tutto dall' amore, inteso come sentimento tangibile. Voi fate sesso, ma dal vostro punto di vista fate "l' amore", solamente perché in cuor vostro CREDETE di provare questo sentimento per l' altra persona. L' avete mai visto, toccato, sentito, annusato?

Voi e i vostri ragionamenti religiosi. Tutto questo αγάπη che continuate a cercare anche nei rapporti umani e sociali.

Piacere, fortunatamente, sono agnostica (anche in questo).

giovedì 3 giugno 2010

Non voglio niente da te.

Non venirmi a parlare di confezioni, carte da regalo, fiocchi. E neanche di quelle stelle che dopo averle staccate dai pacchi regalo ci si attacca in fronte, o tra i capelli per sentirsi un po' Venere di Milo, un po' Botero.

Guarda. Guarda. Avere le gambe di Botero e della Venere. Gambe che spariscono sotto le lenzuola. Guarda. Diventano effimere.
Lasci sempre che tutto diventi effimero. Non saprei approfittarmi di te. Non voglio niente da te.

Il debito con te corroderebbe le arterie, mi bucherebbe i vasi sanguigni come solo l' acido sa fare. Non voglio niente da te. Non voglio sentirmi dire di aver ricevuto tanto, ed essere riuscita a dare niente. Non voglio niente da te.

venerdì 14 maggio 2010

my personal Fight Club.

Ho preso in prestito espressioni come gigione oppure gigionate - Chuck non se la prenderà - e ho iniziato a scazzottarti.
Prima regola del mio Fight Club, non si parla di ciò che non va a me. Non ora. Seconda regola del mio Fight Club, non si parla mai di ciò che non va a me. Non ora. Terza regola del mio Fight Club, dio tieni su quella camicia, quei pantaloni, no, non mi va più di buttarmi giù, stare male. Non mi va più. Quarta regola del mio Fight Club, un combattimento per volta solo sotto mia decisione. Quinta regola del mio Fight Club, il combattimento non si può fermare. Non avrà fine. Il combattimento ti farà male, ti contorcerà il fegato, costringerà le tue sinapsi ad iniziare un processo inverso, andranno dal dendrite all' assone, dendrite assone, dendrite assone. Ti sentirai urlare in faccia una frase, che non sarà una regola del mio Fight Club, e inizierai a pensare di averla sognata, mentre invece quella frase era solo un cazzotto proveniente dalla mia bocca che ti colpiva all' altezza dell' utero che non hai, per permetterti di abortire quel figlio che non hai mai concepito, e non potrai mai vedere.

lunedì 10 maggio 2010

Hanno il culo a strisce.

Mai viste persone incazzate quanto quelli degli 80.
Sarà il grunge, sarà l' università, sarà che a quelli degli 80 hanno tolto la validità del diploma e ora devono sfondarsi all' uni quasi come se fossero i Nirvana in Smells like a teen spirit.
Solo che Kurt Cobain aveva i capelli gialli. Ed è morto.
Loro però no. Loro s' incazzano e vorrebbero morire, preferirebbero una rivoltella all' altezza delle palle (per le donne, sotto le ascelle, hanno il fetish per le rivoltelle sotto le ascelle) , basta che non continuino questa vita di merda, dio togli agli 80 questa fama di vita di merda.

Non che non convenga; voglio dire frustrazione, agitazione, concentrazione.
Dio, agli 80 piacciono gli aggettivi in zione. E non c'è dubbio che gli aggettivi in zione facciano bene allo spirito, specialmente perché solo così hanno la possibilità di dire ad uno dei 90 che il culo a strisce lo hanno solo loro, mentre loro - i 90 - possono solo sperare in quadrettini. Ci pensi? in quadrettini, come se fossero meno strisce delle strisce stesse.

giovedì 22 aprile 2010

Aspettare la notte per urlare.

Fa meno male di una bugia. Fa decisamente meno male delle Vostre bugie.
La condivisione di creature non è un programma. Non lo sarà, mai. Non dovrà esserlo.

Le bugie non si condividono, come le creature. E dimenticarsi di una bugia, non assolve nessuno dal peccato, inutile e deleterio. Inutile e deleterio.

martedì 20 aprile 2010

Perché mai io dovrei fingere di essere fragile, come tu mi vuoi?

I tempi del tu mi fai girar sono finiti. Pravo se li è portati via.
Basta bambole. Basta.

Non giro più, non giro mai più.

domenica 18 aprile 2010

Aspettarsi il peggio.

Ti dirò, mi aspettavo di peggio.

domenica 11 aprile 2010

I hate it when you say that you think that prozac can't save me from this that/death.

Non ho abbastanza giochi di parole disponibili per esprimere la mia delusione.
La gente che promette, la gente da cui non ti saresti dovuto aspettare nulla, che si organizza, se la ride, si devasta, s' illude.
Siete tutti tristi, me compresa. Siamo tutti solo e soltanto un enorme agglomerato di bile e secrezioni acide varie, che devastano i nostri stessi corpi senza mai fermarsi. Senza un vero consenso da parte della volontà. Abbiamo cervelli autonomi, attivatori di processi completamente esterni dalla nostra volontà.

Mi fate paura e schifo. Mi facciamo schifo.

giovedì 25 marzo 2010

Che Eris sia con noi.

Mi accorgo di quanto sono dipendente da una cosa, solo nel momento in cui brutalmente mi salti sulla schiena privandomi di essa, con la forza, con morsi, calci, pugni e segni a forma di orologio sulla mano.

Eris, smettila di prendere le sembianze umane. Hai già fatto troppi danni.

giovedì 18 marzo 2010

goodbye ruby tuesday.

Conosciamo l' intera storia di persone con cui mai abbiamo avuto contatti, di nessun tipo.
Ne conosciamo i difetti, le paure, gli amanti, gli amori, i pensieri e i pentimenti.

Se vuoi ci scrivo un libro, su di Lei, sul devasto, i tunnel di droga in cui la droga non c'entra un cazzo e sull' amore, che non è bello.

giovedì 11 marzo 2010

Teenage wasteland.

Non appena focalizzi la situazione e ti accorgi di aver appena confuso un fattore X con un cromosoma XY, capisci di aver toccato davvero il fondo.

E non appena vi rendete conto che potete aggiungere un numero in più alla vostra serie di candeline e che siete appena saliti su una scala di diciotto gradini, apriti cielo;
voi, e la vostra diciottenne presunzione di poter dettare regole, di poter chiamare tutti gli altri come vi pare e di poter finalmente esser parte di una Repubblica di cui avete sempre fatto parte, fondamentalmente.
Non perdete l' innocenza, sappiatelo; dio, non l' avete neanche mai vista, l' innocenza.
Ebbene, dal basso di quella che vi divertite tanto a chiamare pubertà, continuo a prendermi gioco dei vostri discorsi, ricordandovi ogni giorno, che prima di soffiare su quelle diciotto candeline, eravate esattamente come tutti gli altri.

lunedì 1 marzo 2010

se avessi fatto il contrario di quello che mi son sentito dire.

I disastri sono sempre associati alla fine, mai che qualcuno possa pensare che essi siano l'inizio di qualcosa di nuovo.
Probabilmente, la gente teme lo sgretolamento di tutto ciò che ha assiduamente costruito nel tempo, mattone dopo mattone dopo mattone dopo mattone dopo mattone...
Il nuovo, fa paura. Se avessero tutti quanti la possibilità di vedere nel nuovo il particolare che nel vecchio non c'era, non ci saremmo ridotte così, a piangere e a farci sentire dagli operatori telefonici, quasi come se noi fossimo nel periodo dei fasci.
L' amore, non ci rende migliori.

martedì 23 febbraio 2010

Ci sono cose che avrei preferito fossero uscite dalla mia bocca.

E' nutriente per qualche organo, un tuo abbraccio.

Perdonami; non voglio dirti più ti amo. Non voglio farti abituare, non voglio abituarmi. Significherebbe che mi sto sgretolando, mi stai sgretolando, che credo nel presente, nel presente che non esiste. Che è già futuro, anche ora. E io non credo nel futuro, e nemmeno tu.
Saluta tutte le tue formule, non le senti tue. Potresti dirmi anche babbea! io sorriderei lo stesso, ti crederei lo stesso, forse no, ma almeno ci proverei. A crederti lo stesso. Lascia stare le formule, sono parole che non conosco, conosci, conosciamo e conosceremo.
Ci sono cose che avrei preferito fossero uscite dalla mia bocca, non dalla sua di lei.

E poi vienimi a dire che questo amore non è grande come il cielo sopra di noi. cit.

mercoledì 17 febbraio 2010

your Messalina

Sai che ti dico? preferisco vederti tirare dei fili dalle mie calze, facendole sparire, piuttosto che vederti lasciarle così, candide e intoccabili.
Il passato nel lupanare del mio cervello, non si cancella; e poi lo sai, che ho un debole per i bordelli di classe.

PopSixSquishUhuhCiceroLipschitz!

lunedì 15 febbraio 2010

bananas.

Hai parlato per ore di Berlusconi, il suo governo e la nostra repubblica delle banane.
E il problema - ripetevi - è che asfalteresti volentieri i preti, tu. Come vasco.
Quante volte hai parlato senza sosta di proteine. Quante, le poche volte in cui hai avuto paura, delle tue proteine, di mostrarle, nella loro forma, temendo per me, per le mie lenzuola, per le mie paure, per il governo.

Poi non chiedermi perché ci tengo così tanto, ad averti.

mercoledì 27 gennaio 2010

unknow.

già che ci sei, spiegami.
No, dico, fammi capire. Spiegami perché gli astri hanno deciso di esserci così avversi. Spiegami perché ci pesa così tanto.
Fammi capire, no.

sabato 16 gennaio 2010

difese.

A mio modesto parere esistono due tipi di difese:
Quella personale, che la gente si ostina a definire egoistica, senza nemmeno riuscire a capire che l' egoismo è un appagamento per il proprio corpo;
Quella collettiva, che ti spinge a salvare una persona e a difenderla, indipendentemente se essa è o meno una persona a te cara;

La difesa a scelta è quella dei miti. Somiglia al filo di Arianna, somiglia alla mela di Paride, somiglia alla tela di Aracne.
Non sappiamo difendere una persona perché le vogliamo bene. Tutto ci riporta inevitabilmente alle teorie giuste: questa difesa è fatta verso una persona, parte di una collettività, per un motivo legato ad uno spiacevole evento contra legem, magari. Inoltre questa difesa è fatta per sentirsi amati, in modo egoistico. L' esistenza della difesa a scelta è perciò negabile;

questo significa generare teorie scolastiche su ciò che non si vede.

mercoledì 13 gennaio 2010

i'll trade all my tomorrows for a single yesterday.

Se dipendesse da noi le società produttrici di preservativi fallirebbero.
Non sappiamo preservare, non l' abbiamo mai saputo fare;
Se dipendesse da noi, le società produttrici di pannolini fallirebbero.
Non sappiamo cambiarli, non l' abbiamo mai saputo fare;
Se dipendesse da noi, il tasso di natalità italiano, scenderebbe sotto lo zero e quello di mortalità aumenterebbe fino a lasciare solo me qui, a ripetere che se fosse per noi, le società produttrici di preservativi e pannolini, fallirebbero;

Se dipendesse da me, tutte le coppie di questo mondo, scoppierebbero.
Se dipendesse da me, il futuro sarebbe solo un' enorme macchia bianca con dentro scritto in piccola grafia: smettila di guardarmi.

martedì 12 gennaio 2010

respiro.

Ti ho lasciato fare, senza pensarci due volte. Ho mandato giù due birre solo per il gusto di farlo. Solo per il gusto di farti morire dicendo oh cristo così ti scoperei.
La mente viaggia così tanto.
La tua l'hai mandata troppo lontano; talmente lontano che hai trasformato un pensiero in sangue sul lenzuolo.
Senza toccarmi, senza nemmeno respirarmi sul ventre.