lunedì 19 luglio 2010

Chimica.

Ti piaceva così tanto la chimica.
Così tanto da sparartela nel cervello, senza rimanerci secco.

La volevi, la desideravi. Sei partito con uno di quei vulcani di carta pesta delle high schools americane, di quelli che colori e poi ci spari dentro bicarbonato, aceto e acido muriatico. Ma solo un po' dicono le istruzioni, me lo ripetevi sempre quando mi offrivo di aiutarti. Mi offrivo sempre di aiutarti, mi facevi un po' pena perché nessun altro l' avrebbe fatto, ecco tutto.
Poi hai sentito la storia della Mentos, quella che se la metti dentro una bottiglia di cola, esplode tutto e sei costretto a raccogliere i pezzi della plastica per tutto il salone, prima che tua madre torni e te le meni.
Ti è piaciuta talmente tanto, che il passo è stato breve. Davvero, davvero breve. Liquidi, solidi e gassosi, te li facevi entrare in circolo.
Una volta mi hai chiesto se avevo voglia di provare.

No, dicesti, non intendo provare su di te. Intendo su di me. E allora ti ho detto sì. Anche se in realtà all' inizio ti avevo detto no. No, non mi va di avere in mano la chimica.

Avrei dovuto ascoltarMi. La chimica ti piaceva più di me.

giovedì 1 luglio 2010

A volte le parole si prosciugano.

Troppa acqua, nel mio caffè. Ma guarda, guardaTi. Il pranzo più salato che abbia mai mangiato. Il caffè lungo, che a me fa schifo santiddio.
E non è neanche venerdì, cristo. Avrei almeno la scusa dell' amare i Cure, se lo fosse. Se lo fosse.

Guarda invece, le tue gambe, le mie gambe. Ho idea che il tre sia realmente il numero perfetto.
Non dirmi che sei stanco.


Sono un' adolescente. No, non a trecentosessanta gradi ogni giorno della mia vita. Lo sono solo quando le tue ghiandole sudoripare mi sparano in aria il livello ormonale e mi attivano le ghiandole sebacee.